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Le femmine depongono fino a 500 uova...

Le cimici sono insetti che appartengono al grande ordine degli emitteri assieme ad esempio alle cicale, agli afidi (più noti come pidocchi delle piante), alle cocciniglie e agli scorpioni d’acqua.

Cicala (Cicada orni)
Cicala (Cicada orni)
Scorpione d'acqua.
Scorpione d'acqua.
Cocciniglia del corniolo
Cocciniglia del corniolo

In particolare quando parliamo di cimici ci riferiamo di solito ad una famiglia in particolare: quella dei PENTATOMIDI i cui membri sono caratterizzati dal possedere il contorno del corpo di forma sub-pentagonale. Altra particolarità dei membri di questa famiglia è quella di emettere, da particolari ghiandole toraciche, sostanze dall’odore disgustoso e dalla funzione repellente.

Le cimici sono vegetariane e si nutrono in particolare della linfa delle piante; per fare ciò hanno sviluppato un particolare apparato boccale costituito da una sorta di rostro che permette di perforare i tessuti vegetali e, al contempo, succhiare la linfa. Tra le specie nostrane che si possono rinvenire con facilità nei mesi estivi c’è ad esempio il Graphosoma lineatum italicum (L., 1758) comunemente nota come cimice delle piante e facilmente riconoscibile per la inconfondibile e curiosa livrea rossa a fasce longitudinali nere e per il colore delle zampette completamente nere.

Graphosoma lineatum italicum.
Graphosoma lineatum italicum.
Palomena prasina.
Palomena prasina.

I colori vivaci la proteggono ovviamente dai predatori, segnalando loro che questo insetto ha sapore e odore molto sgradevoli. Specie molto comune è anche la cimice verde (Palomena prasina L., 1761) che sverna allo stadio di adulto alla base degli alberi e cespugli e il cui colore può variare tra il verde e il rosso-marrone. Si tratta di una specie dannosa per diverse specie di piante, in particolare per querce e noccioli, dato che con le sue punture di nutrizione causa, infatti, la morte delle gemme fiorali e il deperimento della pianta. Sui frutti le punture dell’ insetto insetto causano tipiche punteggiature clorotiche che successivamente si necrotizzano e i frutti  così attaccati assumono uno sgradevole sapore e non possono essere commercializzati. Indirettamente questa cimice trasmettere alle piante, attraverso le ferite lasciate dagli stiletti boccali, anche alcune gravi  malattie secondarie.

Altre specie molto diffuse sono le cimici Carpocoris pudicus (Poda, 1761) e Carpocoris purpureipennis (De Geer, 1773)  che occasionalmente arrecano danno a varie colture agrarie. Dal 2012, però, nella nostra regione ha fatto la sua comparsa la famigerata cimice asiatica (nome scientifico: Halymprpha halys Stål, 1855), detta anche cimice marmorata.

Carpocoris pudicus
Carpocoris pudicus
Carpocoris purpureipennis.
Carpocoris purpureipennis.
Halymprpha halys
Halymprpha halys

Tale specie è originaria della Cina, del Giappone e di Taiwan ed è giunta fino a noi probabilmente per trasporto passivo assieme a delle derrate alimentari o altro. Gli adulti sono lunghi circa 1,7 centimetri e hanno la caratteristica forma a scudo come molte delle altre cimici “nostrane”. Il colore è tendenzialmente bruno sulla parte superiore e sul lato inferiore, con toni del grigio, bianco sporco, nero e rame. Sul torace sono presenti due serie di 4-5 piccole macchie bianche. Altri caratteri di riconoscimento di questa specie comprendono 2 bande chiare alternate sulle antenne, la forma rettangolare dell’apice del capo e le bande scure alternate sul bordo esterno dell’addome. Nei luoghi di origine compie una sola generazione all’anno, mentre nelle zone più favorevoli fino a quattro. Le femmine depongono fino a 500 uova. Tutti gli stadi di sviluppo, ad eccezione del primo, sono molto mobili e gli adulti, unico stadio alato, sono buoni volatori ed è stato verificato che mediamente sono in grado di coprire circa 2 km in 24 ore.

Si tratta di una specie fitofaga ed estremamente polifaga che sta arrecando molti danni, soprattutto in frutticultura. Le colture maggiormente danneggiate sono il pero, il melo, il pesco, le nettarine, il ciliegio, il kiwi, il kaki e il nocciolo. Danni possono essere riscontrati anche su specie erbacee come ad esempio leguminose (fava, pisello, soia), pomodori, peperoni, mais, e girasole. La notevole diffusione e abbondanza di tale insetto è dovuta essenzialmente al fatto che da noi non sussistono predatori e parassiti specializzati in grado di mantenere efficacemente sotto controllo le popolazioni di questa cimice. Si segnala che in Italia dal 1988 è presente una piccola mosca (Trichopoda pennipes), anch’essa esotica e proveniente dal Sudamerica, in grado di attaccare e parassitizzare la cimice asiatica; tuttavia questo parassitoide non è in grado di svilupparsi molto efficacemente su questo nuovo ospite.

In generale, si hanno poche informazioni sui rapporti fra la cimice asiatica e i parassitoidi locali; col tempo comunque vi saranno parassitoidi autoctoni in grado di compiere il “passaggio di ospite” e acquisire la capacità di riprodursi con successo a spese di Halyomorpha halys, mantenendo efficacemente sotto controllo le sue popolazioni. Si aggiunge che sono in corso su tutto il territorio regionale dei lanci inoculativi di un parassitoide esotico Trissolcus japonicus, anche noto come vespa samurai. Si tratta di un importante programma di lotta biologica atto a contrastare la diffusione di questo parassita che minaccia soprattutto le produzioni frutticole.

Parassitoide = organismo che instaura con un altro essere, detto ospite, un rapporto trofico ascrivibile al parassitismo; La parola parassitoide significa “simile al parassita”. Il parassitoide si nutre indifferentemente dei tessuti dell’ospite che viene lentamente divorato dall’interno. Questo rapporto ha analogie con la predazione e si esaurisce di fatto con la morte della vittima, quasi sempre prima che questa abbia raggiunto il completo sviluppo.

La cimice asiatica sopravvive all’inverno come adulto, e in autunno, con le prime notti fredde, può penetrare nelle abitazioni, spesso riunendosi a migliaia di individui, e arrecando così gravi disagi agli occupanti degli edifici; una volta all’interno del riparo, vanno in stato di ibernazione, aspettando la fine dell’inverno. Gli adulti possono vivere da diversi mesi fino ad un anno. Non punge, né trasmette malattie. Non è particolarmente dannosa alle piante ornamentali del giardino ma, come sarà già ben noto, emette odori sgradevoli se schiacciata o molestata e la sua presenza in ambiente domestico può generare lievi forme allergiche in soggetti sensibili. Può essere confusa con Rhaphigaster nebulosa che però è una specie autoctona e molto meno dannosa; quest’ultima si distingue per avere 3 bande chiare alternate sulle antenne e l’apice del capo di forma triangolare. 

Rhaphigaster nebulosa.
Rhaphigaster nebulosa.

Il gruppo degli emitteri comprende molte altre famiglie e specie che si cibano della linfa delle piante e che a volte vengono scambiate per “cimici” come ad esempio Coreus marginatus (L., 1758), facilmente rinvenibile in autunno sui frutti di mora, ma che appartiene però alla famiglia dei COREIDI. Altri emitteri diffusi nelle nostre campagne e dalla vivace colorazione rosso e nera che li fa assomigliare a delle coccinelle troviamo ad esempio Lygaeus saxatilis Scopoli, 1763 o la cimice carabiniere (Pyrrhocoris apterus Linnaeus, 1758) (Fig.10) entrambe vegetariane e appartenenti rispettivamente alla famiglia dei LYGAEIDAE e a quella dei PYRRHOCORIDAE. Quest’ultima specie può inoltre determinare imponenti ammassamenti in luoghi soleggiati.

Coreus marginatus.
Coreus marginatus.
Lygaeus saxatils.
Lygaeus saxatils.
Pyrrhocoris apterus
Pyrrhocoris apterus

Nel gruppo degli emitteri però troviamo anche molte specie predatrici che utilizzano il proprio rostro per succhiare l’emolinfa ad altri insetti o addirittura il sangue a mammiferi e uccelli, come nel caso della cimice dei letti che nelle ore notturne può pungere l’uomo per succhiarne il sangue e causare così fastidiose irritazioni cutanee e papule pruriginose. Tra le specie predatrici di altri insetti abbastanza diffusa da noi troviamo, ad esempio, la cimice assassina [Rhynocoris iracundus (Poda, 1761)] che divora altri artropodi, soprattutto bruchi, ragni, scarafaggi e perfino api e vespe; se minacciata e disturbata emette un suono stridente facendo sfregare la punta della proboscide in una scanalatura posta sotto il capo, ma se la minaccia persiste può attaccare con una puntura che per l’uomo può essere molto dolorosa ed essere causa di infezioni (tetano). Altre specie predatrici che potrebbe essere scambiate per banali cimici troviamo Phymata crassipes (Fabricius, 1775) (Fig. 12) che di solito si incontra facilmente sui fiori mentre, completamente immobile, è in attesa delle sue prede che vengono immobilizzate grazie alle robuste zampe anteriori modificate in appendici rapaci.

Rhynocoris iracundus.
Rhynocoris iracundus.
Phymata crassipes.
Phymata crassipes.

Le specie predatrici sono molto diffuse anche in ambiente acquatico dove, oltre al già citato scorpione d’acqua, possiamo incontrare la curiosa ranatra [Ranatra linearis (L., 1758)] che respira grazie ad un lungo sifone anale o la notonetta (Notonecta glauca L., 1758)  che nuota a testa in giù e la cui puntura è molto dolorosa e fastidiosa.

Ranatra linearis.
Ranatra linearis.
Notonecta glauca.
Notonecta glauca.

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