Il palio delle piante – ottava sfida.

di | 7 Febbraio 2021

Salve a Tutti, siamo arrivati così all’ultima sfida del Palio delle Piante, dove oggi si affronteranno i “virili” ACONITUM NAPELLUM e APIUM GRAVEOLENS; a seguito chiuderò con il consueto regalino curioso.

Iniziamo con la prima , La Pericolosa:

ACONITUM NAPELLUM

Io sono il bellissimo ACONITO, pianta degli INFERI o “ERBA del DIAVOLO”, usata da MAGHI e STREGHE per i lori malefici.
La DEA ECATE Regina dell’ADE, mi coltivava nel suo giardino ed ero il simbolo di MEDEA, la Regina fattucchiera e incantatrice dell’Antica GRECIA, amante dell’eroe mitologico GIASONE.
Sono nato dalla bava di CERBERO, il cane a tre teste, durante la lotta con ERCOLE nella sua dodicesima fatica e il mio nome deriva dalla città di ACONA, dove si svolse il fatto.
Per i NORRENI e i GERMANI, i miei meravigliosi grandi fiori viola/blu (ma esiste anche la versione bianca), simboleggiavano l’elmo di ODINO/WHOTAN, di THOR e di TROLL,mentre per i CRISTIANI ero il “CAPPUCCIO DEL MONACO”.
Sono VELENOSISSIMO, UN GRAMMO della mia radice, basta per uccidere uomini e animali.
Contengo un alcaloide detto ACONITINA, che agendo sul sistema nervoso, provoca un sonno così profondo, che rapidamente porta alla morte per PARALISI CARDIORESPIRATORIA.
Gli ANTICHI, mi chiamavano anche “ERBA LUPARIA” perché mi utilizzavano per avvelenare Lupi e Volpi, mentre i CELTI intingevano col mio veleno le loro frecce e ROMEO, mi “bevve” per suicidarsi a seguito della presunta morte di GIULIETTA.

CASTORE DURANTE, diceva che se gli SCORPIONI mi toccavano, diventavano stupidi e anche attualmente, il bestiame al pascolo può morire se si ciba delle mie foglie.

La mia tossicità è tale, che basta il solo contatto con la pelle, per provocare un inizio di avvelenamento che richiede il ricovero, pertanto sono stato bandito da campi e giardini. Ora vengo coltivato e utilizzato solo a stretto uso medico, per la cura di forme dolorose acute, come la NEVRALGIA del TRIGEMINO. Quindi se mi doveste casualmente incontrare, ammiratemi, ma NON TOCCATEMI!!!

Aconito blu.

Aconito blu.

Aconito blu.

Aconito bianco.

Aconito bianco.

Aconito bianco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ora risponde la Pianta Buona:

APIUM GRAVEOLENS

Io sono il succulento SEDANO, ora conosciuto e coltivato nell’orto, ma un tempo ero nei ricettari delle STREGHE, per fare l’unguento utile a favorire la sensazione del “VOLO”.

Per i CELTI invece, ero la nobile pianta consacrata alla GRANDE MADRE, capace di donare la VITA grazie al mio valore erotico e per rappresentare la MORTE grazie al mio significato funerario, essendo offerto come VIVANDA dei DEFUNTI. L’origine del mio nome selvatico “APPIO” è incerta e può derivare dal GRECOAPEX”, CORONA, perché ero utilizzato per realizzare le coroncine NUZIALI e per incoronare i VINCITORI, ma anche da “APIUM”, APE, perché questi preziosi insetti, amano molto i miei fiori, ma anche dal CELTICOAPON”, ACQUA, di cui sono ricco. Il nome SEDANO invece, deriva dal GRECOSELINON”, nome della Dea della Luna SELENE.

Ho GRANDI POTERI AFRODISIACI, ora riconosciuti anche dalla scienza medica, per il potere equilibrante delle FUNZIONI SESSUALI MASCHILI,tanto da venire legato alle testate dei letti matrimoniali, per riaccendere il desiderio nelle COPPIESPENTE” e si dice bastasse mangiare la mia radice cruda, o anche solo strofinare la pelle con un mio gambo cotto, durante il plenilunio, per ridare una SPINTA EROTICA VINCENTE! Per questo effetto sensuale, regalare il mio “midollo legnoso” detto “CUORICINO”, significa un invito diretto all’AMORE FISICO.

Ho fusto eretto, con ampi fiori ad ombrello giallo/biancastro e prediligo i terreni umidi e ombrosi, vengo coltivato per gli apprezzati utilizzi in CUCINA e in FITOTERAPIA come DIGESTIVO e DIURETICO IPOGLICEMICO.

Non sono utile invece per le diete, perché anche se contengo molte fibre, sono un potente stimolante dell’appetito, quindi rendo vano ogni sforzo. Meglio allora ascoltare quello che dicevano le saggie e vecchie STREGHE che su di me la sapevano lunga:

SE I MASCHI CONOSCESSERO L’EFFETTO DEL SEDANO, NE RIEMPIREBBERO I LORO CORTILI”!!!....alla faccia del Viagra….

Sedano in fiore.

Sedano.

Sedano.

Sedano in fiore.

Sedano.

Semi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PICCOLO PREMIO FINALE

Visto che siamo giunti dunque alla fine di questi incontri, voglio sinceramente ringraziare tutti voi, per la pazienza e l’attenzione dedicata alle mie Amiche Piante, con le quali condivido la mia vita, fin dalla nascita.

Ringrazio i miei Nonni, che mi hanno trasmesso le loro competenze e anche Franco, che mi dà modo di trasmetterle anche a Voi, per far sì che questo sapere antico non vada perduto.

Ora, come ultimo regalino, vi darò una semplice, ma golosa ricetta col Sedano per rinvigorire gli “appetiti” maschili e una novità storica, che riguarda l’Aconito.

INSALATA FRESCA DI SEDANO BIANCO

Prendete del Sedano Bianco fresco e croccante, lavatelo e tagliatelo a rondelle, foglie comprese, in una zuppiera larga. Aggiungere a piacere Mele Verdi tagliate a fettine sottili con la buccia, un Ananas matura a tocchetti e due Arance con la buccia, tagliate a rondelle.

Condite poi il tutto con Olio Extra Vergine di Oliva, sale e succo di Limone o aceto di Mele, mescolate e lasciate riposare per circa 1 ora.

Se volete, potete trasformare l’insalata in piatto unico, aggiungendo dei Gamberetti rosa lessati e sgusciati o del Petto di Pollo freddo, arrosto o bollito, o del Prosciutto Cotto o di Praga, tagliato a dadini o a chi piace, la polpa di un frutto di Avocado. Da servire con crostoni di pane tostato e vino bianco frizzante!

POESIA DI GABRIELE D’ANNUNZIO DEDICATA ALL’ACONITO

«Azzurre son l'ombre sul mare

come sparti fiori d'acònito.

Il lor tremolio fa tremare

l'Infinito al mio sguardo attonito».

ACONITO E CLEOPATRA

Tutti conosciamo la storia di Cleopatra Regina d’Egitto, che morì suicida per mezzo del morso di un Aspide, come ci è stato tramandato dai Romani ma secondo uno studio del 2006 fatto dagli storici tedeschi Schaefer e Mebs, pare non sia così, perché essi ritengono che Cleopatra, avesse usato una miscela di Aconito, Oppio e Cicuta, come fu similmente anche per giustiziare il Filosofo greco Socrate.

La corte era piena di esperti in veleni, la stessa Regina ne era appassionata studiosa, era quindi noto che una tale miscela avrebbe causato una morte indolore, in poco tempo.

L’Oppio avrebbe agito da analgesico, la Cicuta avrebbe paralizzato il sistema nervoso fino alla morte per insufficienza respiratoria, mentre l’Aconito è con la sua estrema tossicità, avrebbe completato il processo venefico.

Se questa versione dei fatti venisse confermata, la storia dell’Aspide verrebbe relegata al campo della leggenda, come di leggende e miti, d’altronde, è cosparsa la vita dell’intrepida e ammaliante sovrana.

Ma sapendo che Cleopatra era venerata come Regina ed era considerata la reincarnazione della Dea Iside, come non immaginare una messa in scena teatrale per il suo addio alla vita terrena?

E’ facile immaginare che, imprigionata dagli eventi, si fece preparare una pozione velenosa dalla sua corte e che lasciò istruzioni per montare quella che sarebbe stata la sua leggenda, una storia talmente suggestiva ed affascinate da restare nel ricordo dei posteri per sempre, la sua storia e la sua fine gloriosa sarebbero così rimasti vivi per l’eternità. Inoltre, la morte della discendente di Iside causata dal morso di un serpente sarebbe stata vista dai suoi sudditi come segno della sua discendenza divina.

Bellissimo e significativo è il passo che Plutarco riporta, narrandoci della conversazione avvenuta di fronte al corpo ormai inerme dell’ammaliante sovrana, intercorsa tra una sua ancella e Marco Vipsanio Agrippa:

Ti sembra sia stata una degna fine?” chiese il romano e l’ancella rispose: “Più che degna… degna dell’ultima Regina d’una grande stirpe!

E con questa suggestiva ultima frase e con l’immagine della stupenda Regina e della sua fedele Ancella, vi saluto e ricordate sempre che “Naturale non è Innocuo”!

Grazie, Raffaella.

"La morte di Cleopatra", olio su tela di Reginald Arthur del 1892 esposto al Roy Miles Gallery di Londra.

"La morte di Cleopatra", olio su tela di Reginald Arthur del 1892 esposto al Roy Miles Gallery di Londra.

Comments