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Le Piante buone e le pericolose...

Salve a Tutti, si continua dunque con la quinta gara del Palio delle Piante, dove oggi si batteranno le solstiziali CLEMATIS VITALBA e ARTEMISIA VULGARIS.

Al termine, sempre premierò la vostra partecipazione con un nuovo regalino a tema.

Si presenta allora in campo la prima pianta, La Pericolosa:

CLEMATIS VITALBA

Clematis vitalba.
Clematis vitalba.
Clematis vitalba.
Gli intrecci della pianta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io sono la luminosa VITALBA, nel nostro dialetto montanaro detta anche VEDRA’ZA’ o VIZE’DRA o VEZZADRI.

Il mio nome deriva dal GRECO KLEMA-ATOS, PEZZO DI LEGNO FLESSIBILE, mentre in LATINO VITIS-ALBA, VITE BIANCA, dal colore dei miei fiori e dalle mie piumose e argentee infruttescenze.

Cresco in forma di liana, nei boschi sui muri e sui cespugli delle siepi.

Solo in PRIMAVERA, quando i miei GERMOGLI sono ANCORA TENERI, posso essere consumata, mentre il mio FUSTO LEGNOSO deve essere BEN SECCO e ASCIUTTO, prima di poter essere fumato senza pericolo di intossicazioni, perché pur molto bella, sono ricca di SAPONINE, alcaloidi   molto tossici, tra cui l’ANEMONINA.

Questa miscela è MOLTO PERICOLOSA se ingerita, ma anche solo a contatto con la pelle, PROCURA ULCERAZIONI CUTANEE simili alla LEBBRA, perciò vengo chiamata anche “ERBA DEI CENCIOSI” e i mendicanti mi usavano per impietosire i passanti ed elemosinare più facilmente.

Sono una pianta minore di “San Giovanni” e un “FIORE DI BACH”, la pianta dei SOGNATORI e degli ADDORMENTATI, coloro che hanno uno scarso interesse per la vita terrena, per chi vive di illusioni e altrove con la mente; sono la pianta dei CREATIVI, degli SCRITTORI e tutti coloro che cercano ispirazione…insomma, quasi tutti gli artisti sono “CLEMATIS” e nel linguaggio dei fiori, indico L’INTELLIGENZA LIMPIDA e ONESTA. Fumare il mio legno rende FELICI, EUFORICI, ed in passato venivo chiamata la “SIGARETTA DEI POVERI”, se poi bruciata come INCENSO, profumo e purifico gli ambienti, aiuto la meditazione e a raggiungere lo stato di transfer per chi viaggia in astrale.

In CUCINA sono ottima per la preparazione di frittate, minestre e zuppe di verdura, saltata in padella con olio, sale e limone ….quindi insegno che: NON TUTTO IL MALE VIEN PER NUOCERE!

E ora risponde la Pianta Buona:

 L’ARTEMISIA VULGARIS

Artemisia vulgaris.
Artemisia vulgaris.
Artemisia vulgaris.
Artemisia vulgaris.
Artemisia vulgaris.

 

 

 

 

 

 

 

                        Io sono la Madre ARTEMISIA, da cui derivano tutte le ERBE MEDICINALI, come detto nientemeno da ODDONE di MEUNG e le mie proprietà medicinali, si devono alla DEA ARTEMIDE o DIANA, dalla quale deriva anche il mio nome. Sono erba strettamente legata alla fertilità, per cui nessun erborista poteva fare a meno, per le cure a lei dedicate.

Sono anche una PIANTA DEL SOLSTIZIO ESTIVO e si dice che sotto le mie radici, si formi del CARBONE capace di scacciare i FULMINI, proteggere dalla PESTE e dalle FORZE DEL MALIGNO, per questo si intrecciavano delle CORONE da portare sul capo, a protezione dagli sventuri.

Sono anche ritenuta molto utile per i VIAGGIATORI, perché le mie foglie tendono sempre a volgersi verso NORD, perciò posso sostituire la bussola notte e giorno.

Consacrata da CELTI, GRECI e ROMANI; i CRISTIANI dicono che germogliai nell’ EDEN, sul sentiero che doveva percorrere il SERPENTE, per cercare di impedirne il cammino e preservare L’UOMO dalla TENTAZIONE, sono detta anche “L’ERBA DEL PELLEGRINO”, per proteggerlo dai brutti incontri.

Pertanto mettere una delle mie foglie dentro le SCARPE, preserva i piedi dalla stanchezza e scaccia le negativitĂ .

In merito a questa credenza, sulle portiere delle carrozze e anche delle prime automobili, si usava dipingere l’immagine di una mia FOGLIA, a protezione degli incidenti.

In MEDICINA, venivo usata per accelerare il PARTO ed espellere la PLACENTA e ancora oggi in fitoterapia come DIGESTIVO e DEPURATIVO.

Vengo impiegata infatti con successo per fare LIQUORI e AMARI DIGESTIVI e con le foglie della mia VARIETA’ ROMANA, un tempo si distillava il LIQUORE D’ASSENZIO, potente droga ora fuorilegge.

 

 “PICCOLO PREMIO FINALE”

E ora dopo aver “combattuto” anche il quinto scontro, che mi auguro vi sia piaciuto, sono a premiare la vostra partecipazione, con qualche indicazione per una cucina antica e ormai quasi scomparsa, ma ancora intrigante:

 

TEMPURA DI CIMETTE DI ARTEMISIA

Ingredienti:

 

  • 300 gr. di cimette fresche di Artemisia
  • Farina di Riso o di Grano Saraceno
  • Acqua frizzante ghiacciata
  • Sale e Pepe Nero
  • Timo fresco o essiccato
  • Olio di Oliva Extravergine per la frittura

 Raccogliete le cimette fresche di Artemisia, mondatele e lavatele.

Realizzate quindi una pastella con la farina e l’acqua frizzante ghiacciata, miscelando bene per ottenere un composto morbido e senza grumi.

Aggiungere sale, pepe e qualche foglia di Timo sminuzzato con le dita e mettere a scaldare l’olio extra vergine d’oliva, molto aromatico e resistente al calore.

Quando sarĂ  pronto, immergere le cimette nella pastella e friggerle vivacemente.Scolarle bene e servirle belle calde, accompagnate da riso, pesce, patate o legumi.

Sarà un piatto leggero e spumoso, dal sapore alternativo, l’importante è non eccedere nella quantità e non indicato per le donne in gravidanza, in allattamento o per chi è allergico alla Astracee.

 

FRITTATA CON CIME DI “VEZZADRI” (Vitalba)

 Ingredienti:

  • 4 uova intere
  • Sale e pepe nero
  • 1 cucchiaio di Olio Extravergine di Oliva
  • 1 spicchio d’aglio
  • ½ cucchiaio di parmigiano grattugiato
  • Un mazzetto di cime fresche di Vezzadri

 Lavare e mondare le cime di Vezzadri e farle saltare nella padella con l’Olio e lo spicchio d’aglio, fino a che non risulteranno morbide.

A parte sbattere le uova con un pizzico di sale e pepe, aggiungere il parmigiano e versare il composto nella padella con i Vezzadri, mescolare velocemente, portare a cottura e servire sia calda che fredda.

Ottima con formaggi freschi, caciotte varie e ricotta, sempre con moderazione.

 Buona lavorazione, Raffaella.

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