Il Palio delle Piante – terza sfida.

di | 2 Gennaio 2021

Salve a tutti, eccoci per il terzo incontro del Palio delle Piante, dove oggi si affronteranno gli affascinanti NERIUM OLEANDER e SALIX ALBA.

Al termine, premierò come sempre la vostra partecipazione e il vostro voto, con un nuovo regalino a tema.

Entra in campo quindi la prima pianta, La Pericolosa:

NERIUM OLEANDER

Oleandro in fiore.

Oleandro in fiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Semi di Oleandro.

Io sono il coloratissimo OLEANDRO, ma vengo chiamato anche “LEANDRO, ROSALAURO o MAZZA DI SAN GIUSEPPE”. Vengo coltivato nei giardini, ma cresco spontaneo anche nei luoghi sassosi, umidi, lungo i corsi d’acqua. Intorno ai laghi, nelle isole e sulle colline di tutta Italia, come arbusto cespuglioso, alto da uno a quattro metri, ricco di fiori profumati.

Si racconta che l’albero al quale gli EBREI appesero le arpe, durante la schiavitù a Babilonia, fossi IO e non il SALICE, molto simile a me, per la forma e il colore delle foglie lanceolate. La mia tossicità, era già conosciuta dai popoli antichi, perciò in passato sono stato poco utilizzato come pianta medicinale. Durante le Guerre Napoleoniche, dodici soldati francesi durante la Campagna Spagnola, fecero arrostire della carne, infilata su bastoncini ricavati dal mio legno, così otto morirono avvelenati e quattro gravemente intossicati.

Tutte le mie parti sono fortemente tossiche, in particolare le foglie di sapore acre e amaro, contengono due alcaloidi: l’OLEANDRINA e la PSEUDO-CURARINA, più tre glucosidi: la NERIINA, la NERIANTINA e la FOLINERINA, che mi rendono molto affine al veleno della DIGITALE.

L’avvelenamento si manifesta con: GASTROENTERITE, VOMITO, DIARREA, FEBBRE, SUDORI FREDDI, ARITMIA, CONVULSIONI TETANICHE e AFONIA, per cui è necessario il ricovero ospedaliero urgente!

Data la mia alta pericolositĂ , la medicina popolare mi utilizzava solo ad uso esterno, contro la scabbia e la maturazione degli ascessi.

Ora in farmacologia, vengo utilizzato come tonico cardiaco, ad uso intermedio tra la DIGITALE e lo STOFANTO.

In profumeria e cosmetica, l’intenso profumo dei miei fiori, in particolare la varietà di PANAREA, viene molto utilizzato per la creazione di acque fragranti per il corpo, essenze e prodotti per il bagno.

In cucina invece, vengo ancora spesso scambiato con l’ALLORO, pianta utilizzata per la cottura delle carni, mi raccomando, FATE ATTENZIONE!!!

E ora risponde la Pianta Buona:

 IL SALIX ALBA

Salice bianco.

Salice bianco.

Le foglie.

I fiori.

 

 

 

 

 

 

 

La corteccia.

 

              Io sono l’elegante SALICE BIANCO, simbolo di purezza e castitĂ , ma anche di sterilitĂ  e dell’Oltretomba.

Le Streghe usavano i miei vimini per legare le loro scope e si riunivano sotto i miei rami per i loro convegni.

In GRECIA ero sacro alla DEA ELICE e la MAGA CIRCE aveva il suo cimitero in un boschetto di mei pari, dove passò anche GIASONE alla ricerca del Vello d’Oro.

I CELTI mi consacrarono alla GRANDE MADRE e i loro DRUIDI utilizzavano i miei rami per fare i loro cesti celebrativi e mi dedicarono il quinto mese dell’anno, dedicato alla GRANDE DEA LUNA.

GLI SCITI invece, usavano le mie verghe per le loro divinazioni.

GLI EBREI cantano di aver appeso ai miei rami le loro cetre, durante la prigionia di Babilonia, in assimilanza con il tossico OLEANDRO; mentre per i CRISTIANI ero simbolo di castitĂ  dedicato alla MADONNA, pertanto sono considerato un albero a simbologia femminile.

Il mio nome deriva dal Latino SALIX, per il sapore acido e salato delle mie foglie e ALBA per il colore bianco della mia varietà o, ancor più probabile, dal Celtico SAL-LIS, ossia vicino all’acqua.

Nell’Inglese invece le parole SALICE-WILLOW e VIMINI-WICHER, hanno la stessa radice del vocabolo WHITC, ossia STREGA.

Sono molto famoso già dai tempi degli EGIZI, citato nel PAPIRO EBERS per la mia corteccia, che contiene il glucoside SALICINA da cui viene sintetizzato l’ACETILSALICILICO, da cui viene prodotta l’ASPIRINA, famoso farmaco antinfiammatorio, antireumatico e antipiretico.

Non ho invece alcun potere, per calmare gli appetiti sessuali, come si è sempre creduto…..in caso, FATEVI UNA DOCCIA FREDDA!!

“PICCOLO PREMIO FINALE”

 

E quindi dopo aver assistito anche al terzo scontro, che spero vi sia piaciuto, sono a premiare la vostra partecipazione, con qualche indicazione per il giardinaggio e la floricoltura:

 

TALEE DI OLEANDRO

Scegliere dei rametti giovani, sui venti centimetri di lunghezza, di legno nuovo e non fioriti, quelli piĂą bassi o quelli interni.

Togliere le foglie per metĂ , accorciare le restanti e poi piantare in dei vasi per talea larghi e piatti.

Al terriccio umido, mescolare molta sabbia fine e se si può anche della perlite.

Mettere all’ombra in luogo riparato e annaffiare quanto basta per mantenere l’umidità costante, fino al radicamento completo.

Un altro metodo molto diffuso e piĂą facile è infilare le talee in una bottiglia d’acqua, avendo cura di cambiarla di tanto in tanto per evitare colonie di batteri. Le radichette così ottenute sono sempre un po’ piĂą deboli e fragili, pertanto dovrete fare attenzione durante il travaso in terra e mantenere annaffiato costantemente, fino a che la piantina non si sarĂ  adattata completamente.

Talea in acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per finire, nel linguaggio dei fiori, regalare un mazzetto di fiori di Oleandro, significa: “MI SONO DIMENTICATO DI TE”….quindi fate molta attenzione, onde evitare spiacevoli fraintendimenti, anche se sicuramente bellissimi e profumati!

 

Vi aspetto alla prossima, grazie, Raffaella.

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