La Salamandra.

di | 17 Aprile 2020

La SALAMANDRA (Salamandra salamandra L., 1758)

La salamandra è un anfibio facilmente riconoscibile per la vistosa colorazione giallo e nera; provvista di coda, ha aspetto lacertiforme (tant’è che uno dei suoi nomi dialettali locali è “LASÈRTLA DI FÂGG”).  Il corpo è robusto di colore nero lucente con macchie gialle talvolta molto estese a coprire gran parte del corpo; in alcuni soggetti, inoltre, tali macchie possono essere di colore giallo-arancio o addirittura rosse. Gli adulti possono superare i 25 cm di lunghezza e di norma le femmine sono più grosse e massicce dei maschi.

Salamandra

Salamandra

Salamandra

 

 

 

 

 

 

Gli arti anteriori posseggono 4 dita, mentre quelli posteriori 5. Dietro agli occhi, ai lati del capo, sono presenti due grosse ghiandole di forma reniforme (ghiandole parotoidi) che, assieme ad altre piccole ghiandole disseminate nel resto del corpo, secernano un veleno irritante a funzione deterrente. È un animale prevalentemente notturno e appare durante il giorno solo in occasione di forti piogge; il periodo di attività va dai primi tepori primaverili fino all’inizio dell’estate durante la quale gli individui tendono ad estivare in luoghi freschi e umidi. Un secondo periodo di attività si può avere in autunno; durante l’inverno invece gli esemplari si rifugiano in ambienti ipogei ben protetti dai rigori invernali. È un animale essenzialmente terrestre che non ama troppo l’elemento liquido; anche l’accoppiamento avviene sulla terra di norma in estate e il rituale di corteggiamento prevede una sorta di danza al termine della quale il maschio striscia e si posiziona al di sotto della femmina afferrandole con le dita gli arti anteriori.  Nel mese di maggio le femmine gravide si portano in prossimità di piccoli ruscelli per “partorire” in acqua le larve che sono prive di polmoni e dotate di branchie; tale operazione viene eseguita dalle femmine immergendo in acqua solo la parte posteriore del corpo. Le larve rimarranno in acqua fin, grosso modo, ad agosto-settembre.

Ovviamente il parto avviene nei tratti torrentizi idonei e privi di predatori acquatici come i pesci; la discutibile e continua immissione e “ripopolamento” dei tratti sorgentizi con salmonidi per fini alieutici ha determinato una drastica rarefazione locale di questo ed altri anfibi rari.

In questa specie è stato osservato il fenomeno dell’adelfofagia, una sorta di cannibalismo intrauterino: ancora all’interno della pancia della madre l’embrione più sviluppato si può nutrire dei sui “fratellini”; tale fenomeno è diffuso anche in molte specie di squali. Le salamandre si nutrono di invertebrati e in particolar modo di anellidi che trovano tra le foglie della lettiera del bosco.  Questi animali non hanno corde vocali e non possono quindi emettere suoni (al massimo brevi squittii); non posseggono neppure una cavità timpanica e relativo timpano, quindi sono insensibili ai rumori ad eccezione delle vibrazioni a bassa frequenza. In cattività la salamandra può vivere oltre 20 anni.

Per vivere la salamandra predilige boschi freschi e umidi di caducifoglie, perlopiù faggete, in prossimità di torrentelli con acque limpide.

Salamandra

Salamandra

Salamandra

 

 

 

 

 

 

Vi è una stretta dipendenza fra la presenza di questo anfibio e l’abbondanza e la distribuzione annuale delle piogge; infatti tale specie esige un microclima decisamente spostato in senso oceanico (tali esigenze coincidono grossomodo con quelle del faggio); in particolare molto importanti sono le precipitazioni estive che interrompono i periodi siccitosi, deleteri per questa specie. Quanto detto spiega la sua particolare distribuzione: comune nell’Appennino Parmense e in Val d’Enza (che sono maggiormente “aperti” alle correnti umide tirreniche; più rara e localizzata nel resto dell’Appennino Reggiano e in quello Modenese.  Addirittura, allo stato attuale delle ricerche, risulta essere assente nel distretto di Villa Minozzo che forse, a causa del massiccio del Cusna, non riceve sufficienti apporti pluviometrici estivi. In pianura, per le sue peculiari esigenze ambientali, questo animale non è mai stato presente e vecchie segnalazioni riguardante i comuni della bassa sono imputabili unicamente a confusione con un altro anfibio caudato: il tritone crestato (vedi immagine sotto)

coppia tritoni crestati

coppia tritoni crestati

Nota per la sua capacità di rigenerare parti del corpo, la salamandra può far ricrescere una zampa in 3 mesi e può, inoltre, rigenerare il cristallino dell’occhio e parte del cervello.

In passato era temuta soprattutto per il suo veleno che è di aspetto lattiginoso e appiccicoso; contiene diverse sostanze venefiche di natura steroidea fra cui molti alcaloidi cardiotossici e neurotossici. A tal proposito Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nella sua Naturalis historia scrisse che la salamandra, fra tutti gli animali velenosi, era il più temibile in quanto poteva in un sol colpo sterminare un intero popolo, semplicemente cadendo in un pozzo e intossicandone l’acqua oppure toccando con la zampina il legno destinato alla cottura del pane. Il secreto prodotto dalle ghiandole dermiche di questo anfibio è abbastanza innocuo per l’uomo, tranne nel caso in cui venga ingerito o iniettato nel circolo sanguigno; se entra casualmente a contatto con le mucose provoca un forte bruciore ed un arrossamento delle parti colpite (ha proprietà cheratolitiche e nell’antichità le donne ne facevano uso per depilarsi le sopracciglia). In ogni caso si raccomanda una certa cautela mentre si maneggiano le salamandre, facendo attenzione a lavarsi bene le mani e a non toccarsi bocca ed occhi dopo averle manipolate! Il morso, invece, è del tutto inoffensivo.

Fin dalla più remota antichità si è attribuito a questi animali anche la capacità di vivere e resistere tra le fiamme, riuscendo ad attraversarle rimanendo illesi. Questa credenza nasce forse dalla tendenza delle salamandre di dimorare dentro vecchi tronchi; quando il ceppo di legno veniva posto sul fuoco, la salamandra avrebbe cercato di fuggire, dando credito alla convinzione che le salamandre sono state create dalle fiamme. Lo stesso amianto, che in passato veniva filato per ottenere pregiate e costose stoffe ignifughe, si credeva che altro non fosse che la “lana di salamandra”. Le stesse pelli di salamandra venivano conciate per poi ricavarne guanti o armature dalle presunte proprietà ignifughe. Fu Marco Polo (1254 – 1324) a sfatare questo mito rivelando che l’amianto (denominato anticamente “pietra salamandra”), lungi dall’essere la lana di un animale resistente al fuoco, era invece un minerale che si estraeva nella regione del Sinkiang Uighur. Il famoso medico e alchimista svizzero Paracelso (1493 –541), sosteneva che i fuochi fatui altro non erano che i maschi delle salamandre. Leonardo da Vinci (1452 –1519) scrisse su questo animale: «La salamandra nel foco raffina la sua scorza. Per la virtù: questa non ha membra passive, e non si prende la cura d’altro cibo che di foco, e spesso in quello rinnova la sua scorza». Savinien Cyrano de Bergerac (1619 – 1655), celebre filosofo e scrittore francese, ancora nella sua epoca scriveva: “La salamandra abita nella terra, sotto le montagne di bitume acceso, come l’Etna, il Vesuvio e il capo Rosso. Essa suda olio bollente e sputa acqua forte quando la si scalda o la si batte. Con il corpo di questo animale non è necessario far fuoco in cucina. Sospeso al caminetto, fa bollire e arrostire tutto ciò che vi si pone. I suoi occhi rischiarano la note come piccoli soli, e collocati in una camera oscura vi servono come lampada perpetua.”

Salamandra

Salamandra

Salamandra

 

 

 

 

 

 

 

Anche sul nostro appennino certo non mancano credenze e superstizioni riguardo questo animaletto temuto e considerato di cattivo augurio; oltre a quelle legate al fuoco già enunciate, forse quella apparentemente più assurda riguarda la così detta pioggia di salamandre che ho raccolto presso diversi anziani pastori sia della provincia reggiana che di quella parmense; secondo quanto raccontatomi, durante forti eventi temporaleschi, capitava di vedere “piovere” dal cielo alcune salamandre. Si sa che questi animali compaiono copiosi durante intense precipitazioni e addirittura, essendo sensibili ai campi elettromagnetici, possano preannunciarle; forse questo fatto può spiegare, almeno in parte, questi racconti. Un antico detto locale, ormai scomparso e riguardante l’usanza del capo famiglia di pronunciare una formula di benedizione per la cena di Natale, diceva: «At bendìss o pess acquadèl e s’è ghè denter la malalisandra cla vaga in bócca al famioéul pittost che a me fioél».

La salamandra è una specie particolarmente protetta in Emilia-Romagna in base alla legge regionale n° 15 del 2006, per cui è illecito catturare, detenere e uccidere esemplari di questa specie.

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