La processionaria del pino.

di | 24 Gennaio 2020

La processionaria del pino (nome scientifico Thaumetopoea pityocampa) è, allo stadio adulto, un’innocua farfalla di abitudini crepuscolari e dall’aspetto tutt’altro che vistoso: le ali anteriori sono di colore grigio scuro con 2-3 strisce trasversali più scure (ma poco visibili). Le ali posteriori sono bianche con orlature grigie e una caratteristica macchia scura sul margine interno.

Thaumetopoea pityocampa

Thaumetopoea pityocampa.

 

 

 

 

 

 

L’apertura alare è di 36-49 mm nella femmina e di 31-39 mm del maschio. Queste falene compaiono nei nostri ambienti in estate, soprattutto nel mese di luglio; la loro vita è piuttosto breve, di circa 1-2 giorni. Le femmine, una volta accoppiatesi, depongono fino a 300 uova in ovature di colore grigio e a forma di manicotto, alla base degli aghi di pino; queste ovature sono ricoperte e protette dalle scaglie del corpo della femmina e ciò li rende molto simili a germogli di pino. Preferibilmente vengono scelti i rami posti tra i 4 e i 6 metri ed esposti al calore del sole. L’incubazione dura 4-6 settimane. Le larve si sviluppano attraverso cinque stadi e la larva dell’ultimo stadio ha una lunghezza di circa 40 mm. Le larve neonate sono verdastre con capo nero lucido e non sono pericolose. Le larve più mature sono di colore grigio ardesia con ciuffi dorsali di peli fulvi disposti a coppie su ciascun segmento del corpo; lateralmente sono anche presenti peli più lunghi di colore grigiastro.

Questi bruchi sono gregari e producono seta con cui costruiscono caratteristici nidi molto compatti  all’interno dei quali passeranno i mesi più freddi dell’anno: infatti all’interno di queste strutture sericee la temperatura non scende mai sotto i 0 °C. In primavera, quando la temperatura sarà compresa fra i 10 e i 20 °C, i bruchi, che nel frattempo avranno raggiunto la maturità, abbandoneranno i nidi con la caratteristica processione in fila indiana (da qui deriva il nome comune della specie!) e andranno alla ricerca di un luogo adatto dove potersi interrare ed incrisalidarsi.

Nido.

Fila indiana della processionaria.

 

 

 

 

 

 

 

                Il ciclo biologico della T. pityocampa è normalmente annuale ma può protrarsi per oltre 2 anni ad alta quota o alle latitudini più settentrionali: in alcuni casi una parte delle crisalidi può rimanere in riposo anche per 7 anni!

I bruchi, piuttosto famelici, si cibano degli aghi di pino e possono arrecare gravissimi danni al patrimonio forestale; infatti le piante colpite riducono il loro sviluppo e si indeboliscono, diventando più suscettibili alle avversità climatiche e alle malattie. Se l’infestazione è massiccia, la pianta può anche soccombere.

Le specie vegetali su cui si possono rinvenire i caratteristici nidi appartengono al gruppo delle conifere ed in particolare: PINO NERO, PINO SILVESTRE, PINO INSIGNE, PINO D’ALEPPO, PINO MARITTIMO, PINO DA PINOLI, LARICE E CEDRO DELL’HIMALAJA.

I bruchi, oltre a essere pericolosi per gli alberi, sono molto pericolosi per la salute umana e non; infatti dopo la seconda muta in ciascun segmento addominale sviluppano particolari cavità eversibili dette specchi; la superficie di questi specchi è ricoperta da una moltitudine di minuscoli peli urticanti lunghi 0,1 mm e muniti di barbule laterali a mo’ di uncino. In caso di minaccia questi specchi vengono estroflessi, liberando i peli velenosi nell’aria. Il secreto di questi peli urticanti risulta composto da numerose sostanze tossiche: istamina, proteasi, serotonina, liberatori di istamina, thaumetopeina, ecc…

In caso di contatto con la pelle si avrà una forte eruzione cutanea, con formazione di pustole estremamente fastidiose e durature; questa si estenderà non solo alla parte direttamente colpita, ma anche al resto del corpo, attraverso lo sfregamento e il sudore. Se invece vengono inalati, vi sarà un’irritazione delle vie respiratorie con insorgenza di asma o bronchite con sensazione di soffocamento dovuto all’edema.

In caso di ingestione vi sarà un’infiammazione delle mucose della bocca e dell’intestino, con vomito e dolore addominale. In caso di contatto con gli occhi si svilupperà velocemente una congiuntivite (oftalmite ed edema palpebrale), ma se il contatto è grave ci può essere una progressiva cecità.

I sintomi sopradetti possono essere accompagnati da una sintomatologia sistemica composta da nausea, febbre e malessere. In soggetti più sensibili si possono instaurare reazioni che variano dalla forte reazione allergica allo shock anafilattico!

In caso di contatto con i peli urticanti assolutamente evitare di grattarsi e lavare con acqua corrente la parte interessata per eliminare il più possibile i peli residui, quindi, per il trattamento farmacologico e data la notevole pericolosità soprattutto per eventuali lesioni dei tessuti interni, è bene rivolgersi ad una struttura ospedaliera.

Bisogna evitare di sostare in prossimità dei nidi soprattutto in giornate ventose e assolutamente non aprirli, in quanto contengono molte spoglie dei bruchi e quindi molti peli urticanti.

Per gli addetti alla rimozione di detti nidi è obbligo l’adozione di dispositivi di protezione come tuta, maschera, occhiali, guanti, ecc… Cani e gatti sono particolarmente esposti al pericolo della processionaria, perché annusando il terreno potrebbero inavvertitamente inalare i peli urticanti di questo lepidottero.

Bisogna prestare particolare attenzione soprattutto in primavera; il contatto con l’apparato digerente o respiratorio dell’animale potrebbe essere fatale! I sintomi potrebbero variare in base all’esposizione: eccessiva salivazione da parte dell’animale, vomito o diarrea, aumento della temperatura corporea. In questi casi rivolgersi immediatamente al proprio veterinario.

Altrettanto pericolosa per l’uomo e gli animali risulta essere anche la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea) che costruisce i nidi generalmente sui tronchi delle querce e anch’essa presente nei nostri ambienti.

La lotta alla Processionaria del pino può essere resa obbligatoria dai Servizi fitosanitari regionali qualora fosse rilevato rischio per le piante colpite e/o dall’autorità sanitaria (Sindaco) qualora si evidenziassero pericoli per l’uomo o per gli animali ai sensi del D.M. 30 ottobre 2007 (che ha abrogato e sostituito il D.M. 17 aprile 1998). Il decreto di lotta prevede inoltre che in caso di presenza di nidi di processionaria in ambiente civile venga interessato il Comune poiché in questi casi l’aspetto sanitario è prevalente.

Gli interventi prescritti sono effettuati a cura e a spesa dei proprietari o dei conduttori delle piante infestate. La lotta a questo fitofago consiste essenzialmente nella raccolta e distruzione dei nidi, operazioni queste da eseguirsi in inverno (dicembre-gennaio-febbraio) attuando la massima cautela per evitare ogni contatto con i peli urticanti delle larve. È assolutamente vietato depositare rami con nidi di processionaria nelle varie frazioni di rifiuti a circuito comunale, presso i contenitori per la raccolta di sfalci e potature, nei cestini pubblici ed in altri luoghi pubblici. A fine estate (fine agosto – inizio settembre) si potrà interviene con trattamenti alla chioma utilizzando un insetticida microbiologico a base di Bacillus thuringiensis o insetticidi naturali a base di spinosine che agiscono sia per contatto che per ingestione. Molto efficace è anche l’utilizzo di sostanze insetticide endo-terapiche che entreranno direttamente all’interno del sistema vascolare della pianta.

Negli ultimi anni sono state sviluppate anche trappole speciali da disporsi sui tronchi dei pini infestati e il loro meccanismo d’azione sfrutta l’idea di intrappolare o invischiare il fastidioso insetto durante le “processioni” delle larve.Mezzi complementari di lotta sono inoltre le trappole a feromoni sessuali per la cattura massale dei maschi adulti.

Sono fortemente sconsigliati i metodi “fai da te” ed è bene rivolgersi a ditte esperte, le quali attraverso la rimozione meccanica dei nidi e/o l’utilizzo di specifici prodotti fitosanitari potranno debellare l’infestazione senza rischi per la salute pubblica.

Se nel vostro giardino vi sono nidi di processionaria, prima di qualsiasi decisione è bene rivolgersi al CONSORZIO FITOSANITARIO PROVINCIALE DI REGGIO EMILIA che vi darà tutte le indicazioni del caso circa i giusti modi e i tempi d’intervento.

In natura la processionaria del pino presenta numerosi nemici naturali come ad esempio uccelli ed insetti che predano attivamente o parassitizzano le loro larve, ma che difficilmente portano ad un controllo efficace e risolutivo delle popolazioni naturali di questo fitofago.

A proposito di nemici naturali e di lotta biologica alla processionaria, in passato (anni 70 e 80 del secolo scorso) il corpo forestale dello Stato nelle pinete infestate e difficilmente raggiungibili con mezzi terrestri operò dei rilasci di un coleottero molto attivo nel predare i bruchi di questo fitofago: il SICOFANTE (Calosoma sycophanta Linnaeus, 1758)

Il sicofante.

 

 

Questo coleottero veniva letteralmente lanciato dagli elicotteri all’interno di specifici contenitori dotati di paracadute e che si aprivano all’impatto col suolo, permettendo la fuoriuscita del predatore.

Nei nostri boschi ci sono altri lepidotteri le cui larve sono dotate di setole urticanti e per questo potenzialmente pericolosi per la salute umana come il Bombice dispari (Lymantria dispar L.)  o il Bombice cul-bruno (Euproctis chrysorrhoea L.)

Femmina del bombice dispari intenta a deporre le uova.

Bruco del bombice dispari.

Nido e bruchi di Euproctis chrysorrhoea.

Nido e bruchi di Euproctis chrysorrhoea.

Bruco di Euproctis chrysorrhoea.

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