Leggenda della Befana e Cailleach la celtica Regina del freddo.

di | 3 Gennaio 2020

Per le antiche tradizioni pagane, dal Mitraismo ai Romani, si ritiene che la Befana sia la personificazione di Madre Natura. Questa, giunta alla fine dell’anno invecchiata e avvizzita, offre regali che potrebbero simboleggiare dei semi da cui lei rinascerà fanciulla durante la notte della Candelora, dove la luce dell’Aurora, sconfiggerà per la prima volta nell’anno nuovo, il buio profondo della notte invernale, per poi sbocciare di nuovo bellissima tra i fiori di primavera come giovane fanciulla.

Era associata anche a Diana, dea della fecondità, che volava sulle campagne gelate spargendo i suoi semi, in modo che ai primi tepori di primavera fossero già pronti per germogliare e ridare vita alla terra.

Per le popolazioni Celtiche questa stagione dell’anno si chiamava Imbolc e appunto annunciava l’avvento della luce e la sua vittoria sul buio della notte invernale, quindi la rinascita dopo la morte nell’eterno ciclo di rinnovamento. Ma per loro era cara una figura mitologica che ben si addice al personaggio della nostra vecchietta brutta e rugosa che volava nel buio cielo notturno del freddo inverno… si chiamava o si chiama ancora per chi ci crede, Cailleach la Regina del freddo.

Anche per i Germani e i Norreni rappresentava una figura importante e magica del loro phanteon e Andersen ispirandosi a Gerda, scrisse la bellissima favola “la Regina delle Nevi”, che i bambini conoscono come Frozen, dal famoso film animato della Disney.

Purtroppo non vi posso inoltrare tutte le pagine dei libri che ne parlano, ma sono riuscita comunque a comporre qualcosa di suggestivo, scaricando on-line anche qualche suggestiva rima di Renzo Montagnoli, scrittore e poeta mantovano, ispirato dalle saghe  e dalla mitologia nordica, così magari se avrete voglia, potrete leggerle a qualche bambino, per tramandare ancora qualcosa di ciò che è rimasto del nostro magico passato di leggende e tradizioni legate alla natura e allo scorrere delle stagioni: 


“Ti sento nel vento d’inverno Dea.
Il tuo respiro è gelido e porta il sonno nel bosco.

Solo l’abete, il vischio e la frondosa edera possono dialogare con te senza perdere l’alito della vita.

Aghi di ghiaccio sull’acqua sono i tuoi gioielli.
Addormenta la vita.. in attesa del Nuovo Sole.”

La Cailleach o Vecchia Donna ha molti tratti di una personificazione dell’inverno: pascola cervi, combatte la primavera e il suo bastone gela il suolo.

Nella mitologia irlandese e nella mitologia scozzese, nota anche come la Cailleach Bheur, è una strega divina, una divinità creatrice, un’antica divinità o anche un antenato divino. La figura della Cailleach è stata ripresa in numerosi personaggi della mitologia irlandese (le Cailleacha), della mitologia scozzese (le Cailleachan) e dell’Isola di Man (la Cailleagh).

In Scozia è nota anche come Beira, Regina dell’inverno e sarebbe stata lei a creare molte montagne e colline camminando a grandi passi e facendo cadere accidentalmente rocce dal suo grembiule, mentre in altre leggende invece ha creato colline e vallate col suo maglio.

Viene definita come la madre di tutte le dee e di tutti gli dei. In Scozia le Cailleachan sono note anche come le Streghe delle Tempeste e sono viste come la personificazione degli elementi della natura specialmente nel loro aspetto distruttivo, pertanto si dice che siano particolarmente attive nell’alzare le tempeste di vento primaverili durante il periodo detto A’ Chailleach.

Sulla costa ovest della Scozia la Cailleach esce d’inverno per lavare la sua grande coperta nel Gorgo di Corryvreckan (in scozzese: Coire bhreacain che tradotto significa “Calderone del plaid”). Il lavaggio durerebbe tre giorni, durante i quali il rumore della tempesta imminente viene sentito fino a lunga distanza nell’entroterra e quando finisce, la coperta è bianca e la terra è coperta di neve. Secondo una leggenda la Cailleach, stanca per aver pascolato tutto il giorno i suoi cervi, si addormentò sul Ben Cruachan e il pozzo che stava sorvegliando straripò e le acque che allagarono le valli formarono il fiume e il lago Awe.

Una storia simile si riferisce anche alla nascita del fiume Boyne per opera della dea irlandese Boann. In Scozia e in Irlanda il primo coltivatore che termina il raccolto del grano ricava dall’ultimo covone un pupazzo detto Carlin o Carline che rappresenta la Cailleach. La figura viene poi gettata di volta in volta nel campo del vicino che non ha ancora finito il raccolto. L’ultimo coltivatore che finisce il raccolto si prende la figura che deve conservare con cura per un anno e sfamare ed ospitare la strega per tutto l’inverno. I coltivatori fanno a gara per evitare di mantenere la Cailleach. Nell’antico poema irlandese Il Lamento della Cailleach di Beare ha cinquanta figli adottivi e sette periodi di giovinezza consecutivi, così ogni uomo che ha vissuto con lei è morto di vecchiaia. I suoi nipoti e pronipoti sono tribù e razze. Assieme alla Dea Brigit la Cailleach è vista come una divinità o uno spirito delle stagioni: Cailleach governa la stagione invernale, tra Samhain (1º novembre) e Beltane (1º maggio), mentre Brigit governa la stagione estiva, tra Beltane e Samhain. Alcune versioni mostrano entrambe come due aspetti della stessa Dea. In alcune leggende la Cailleach si trasforma in roccia a Beltane e riacquista forma umana a Samhain. A seconda delle condizioni climatiche locali, l’avvicendamento tra la dea dell’inverno e la dea dell’estate è festeggiato tra Là Fhèill Brìghde  o Santa Brigida d’Irlanda il 1º febbraio), Latha na Cailliche  il 25 marzo o Beltane il 1° Maggio. Le feste locali prendono nome o dalla Cailleach o da Brìghde. Là Fhèill Brìghde è anche il giorno in cui la Cailleach raccoglie la legna per il resto dell’inverno.

Secondo la leggenda se vuole far durare ancora a lungo l’inverno, renderà il 1º febbrario una giornata soleggiata per poter raccogliere legna sufficiente per i freddi mesi successivi. Quindi se il 1º febbraio il tempo è pessimo, significa che la Cailleach dorme e quindi l’inverno sta per finire.

Nell’Isola di Man, dove è nota come Caillagh ny Groamagh, si dice che appaia nel giorno di Santa Brigida sotto forma di un uccello gigantesco che trasporta bastoni nel suo becco. La parola cailleach deriva dall’antico irlandese caillech, ovvero colei che si cela con un velo “La Velata”. Il termine ricorre in parole composte gaeliche come cailleach-dhubh “Vecchia Nutrice” o cailleach-oidhche “Vecchia Civetta” e nell’irlandese cailleach feasa “Veggente” e cailleach phiseogach “maga”. Una parola collegata è il gaelico caileag  o giovane donna, mentre è oscura invece la relazione con l’irlandese síle che ha portato alcuni a collegare la Cailleach con i bassorilievi di Sheela na Gig. In Scozia la Cailleach è associata con la regione di Argyll e Bute. Nelle versioni posteriori è nota come Cailleach nan Cruachan “la Strega di Ben Cruachan”, dal nome della più alta montagna della regione. Beinn na Cailleach sull’isola di Skye è un suo luogo di ritrovo, come altre vette elevate della regione da cui tremende tempeste di neve e pioggia discendono, portando distruzione sulle basse terre. In Irlanda Cailleach è associata anche con alte montagne rocciose e affioramenti come Hag’s Head, in irlandese: Ceann na Cailleach, “la Testa della Strega”, la punta più meridionale dei Cliffs of Moher nella Contea di Clare. Le tombe megalitiche a Loughcrew, precedenti all’arrivo della lingua gaelica, si trovano in cima alle Slieve na Calliagh “Colline della Strega”.

Nei nostri territori ormai non esistono più tradizioni così strutturate e se ci sono state, ormai sono andate per lo più perdute nei tempi, ma nel mio eterno ricercare ho raccolto una voce che identifica i semi donati dalla Befana, come in quelli della Bella di Notte, pianta decorativa cara alla Dea della Luna, appunto perché fiorisce di preferenza nelle ore serali e notturne, oltre che ad essere molto resistente alle gelate e pronta a rispuntare ad ogni primavera, quindi da allora ogni anno nella notte prima della Candelora il 2 Febbraio, ne semino qualcuno in un vasetto, che poi metto fuori in giardino e attendo con trepidazione che germoglino, per mantenere sempre viva la tradizione.

   

Bella di notte

 

 

 

 

 

 

 

Concluderò quindi come ho iniziato, con un’altra affascinante poesia di Montagnoli, LA REGINA D’INVERNO a cui allegherò anche quello che definisco il mio quadro più bello, dedicato appunto a Lei, in ricordo della favola che la Nonna Genoeffa mi raccontava sempre da bambina: 

La regina d’inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

“Cristalli di ghiaccio i suoi occhi,

fiocchi di neve i capelli,

vento di tramontana la sua voce.

Scende dal cielo in groppa a una renna,

viene al suo regno di bianche e di brume,

la Regina d’inverno,

dama condannata al freddo eterno. 

Mai un po’ di calore anche nel cuore,

per lei si spezzano rami,

raggelano viandanti,

s’imbiancano abetaie,

ma nemmeno un cuore si pezza,

nemmeno un principe s’appressa.

Corre i suoi giorni su terre gelate,

su ore di buio, sola e indurita,

regina senza monarca,

di una stagione che muore in pozze di fango,

nel sole che di nuovo ritorna.”

 

Buona Befana di cuore a tutti voi, Raffaella.

 

Comments